E COSI’ ALMENO SISTEMIAMO L’INTIMO
Vogliamo oggi proporre il tema tanto caro alle fanciulle della mutanda maschile.
Slip? Boxer? Bianco? Nero? Aderente o no?
@2 days ago#mauoshi boxer #mauoshi #man #underwear #boxer
Vogliamo oggi proporre il tema tanto caro alle fanciulle della mutanda maschile.
Slip? Boxer? Bianco? Nero? Aderente o no?
@2 days agoWhy don’t you shut the door,
and close the curtains,
cos you’re not going anywhere.
He’s coming up the stairs,
and in a moment he’ll want to see your underwear.
@11 months ago with 4 notesErano state bianche fin dall’inizio, fin dacché avessi memoria. Un biancore incorruttibile: guai a lasciarvi traccia alcuna, sarebbe stata colpa imperdonabile, marchio via via sempre più bruciante di infamia. Bianche erano e bianche dovevano rimanere, per saecula saeculorum.
@2 years agoQuando da piccolo mangiando pane e nutella guardavo Gigi la Trottola, io non capivo.
Proprio non capivo perchè Gigi Sullivan, il profeta della pallacanestro nipponica, si esaltasse tanto per le mutandine delle ragazze. Va bene, i giapponesi sono pruriginosi all’impossibile: i vecchi pagano oro le mutandine usate dalle liceali e la manomorta ha un suo ministero.
Pero’, continuavo a non capire. A 8 anni io gia’ non ne potevo piu’ di spazzoline, fighe rasate, capezzoli turgidi e membri sproporzionati… erano uvunque ed accessibili a chiunque.
Per qualche mese, in eta’ prepubescente, forse ne ho anche goduto.
Mentre io, ancora in fasce, avevo l’imbarazzo della scelta tra cumshots, anal, old bitches e interracial, Gigi, alla maniera tipica dei manga, se ne andava a gambe all’aria con le bolle al naso per una mutandina bianca.
Poi a 18 anni ho capito.
Non e’ nel lusso di un tanga leopardato, nel fascino di una guepiere o nel gusto un po’ demode’ di una culotte.
La sessualita’ di ognuno di noi e’ ancorata a quei pomeriggi afosi alle elementari, quando si faceva a pugni per scorgere un capezzolo quando la prof di francese si chinava o quando si fingeva di raccogliere un temperino per scorgere il triangolino bianco della compagna figa.
Gli anni dopo quelli non sono che uno scevro rincorrere e tentare di rivivere quelle puerili emozioni. Immagini e pose sempre piu estreme, alla ricerca di un batticuore andato per sempre. Sforzandosi di rendere le proprie fantasie quanto piu’ scabrose possibili, per elevare la sessualita’ a un qualcosa di nuovo.
Finche’ saremo schiavi delle nostre menti non ci sara’ mai cosa piu’ divina della bianca mutandina.
di David Abravanel
@2 years ago with 1 noteUnderwear è un libro di figate.
@11 months agoCosa non mi metto oggi?
Nel mondo che studia la gente tramite i vestiti ci si concentra su cosa uno indossa, usa, sfoggia, eccetera. Le alzate di cresta, i capricci delle mode e del mercato. Il conformismo di massa approssimato per eccesso.
Quello a cui si dà peso è esclusivamente un prodotto di fattori. L’outfit è questo + questo + quest’altro, alla fine. E la persona in ultima analisi è meno della somma delle sue parti.
Eppure in questo sistema normativo, che è quello alla base di ogni fashion blog, c’è una grossa mancanza, che è lo studio del mainstream.
Il mainstream alla fine è la ricerca dell’anonimato. E’ conciarsi nel modo tutto sommato meno passibile di (mis)interpretazioni altrui.
Il fenomeno di costume in fondo meno esplorato è proprio l’anonimato.
I fashion blog normali hanno fallito come sistema di informazione alternativa perché quando funzionano vanno su Vogue.
Questo invece è il primo fashion blog che si propone di studiare tutto quello che uno non si mette per apparire più anonimo possibile.
Per ragioni programmatiche non potrà mai andare su Vogue, perché parla di non-Vogue.
Perché in fondo la tua distinzione è mettere in fila nel mondo del possibile tutti gli scarti di te, le persone che ti sei vergognato di essere.
di Riccardo Mauri
@1 year agoQùante volte vi hanno detto: “Io le camicie le faccio sù misùra, risparmio pùre!”. Ecco, non è possibile. Non è vero.
@2 years ago with 3 notesVogliamo oggi proporre il tema tanto caro alle fanciulle della mutanda maschile.
Slip? Boxer? Bianco? Nero? Aderente o no?
Why don’t you shut the door,
and close the curtains,
cos you’re not going anywhere.
He’s coming up the stairs,
and in a moment he’ll want to see your underwear.
Cosa non mi metto oggi?
Nel mondo che studia la gente tramite i vestiti ci si concentra su cosa uno indossa, usa, sfoggia, eccetera. Le alzate di cresta, i capricci delle mode e del mercato. Il conformismo di massa approssimato per eccesso.
Quello a cui si dà peso è esclusivamente un prodotto di fattori. L’outfit è questo + questo + quest’altro, alla fine. E la persona in ultima analisi è meno della somma delle sue parti.
Eppure in questo sistema normativo, che è quello alla base di ogni fashion blog, c’è una grossa mancanza, che è lo studio del mainstream.
Il mainstream alla fine è la ricerca dell’anonimato. E’ conciarsi nel modo tutto sommato meno passibile di (mis)interpretazioni altrui.
Il fenomeno di costume in fondo meno esplorato è proprio l’anonimato.
I fashion blog normali hanno fallito come sistema di informazione alternativa perché quando funzionano vanno su Vogue.
Questo invece è il primo fashion blog che si propone di studiare tutto quello che uno non si mette per apparire più anonimo possibile.
Per ragioni programmatiche non potrà mai andare su Vogue, perché parla di non-Vogue.
Perché in fondo la tua distinzione è mettere in fila nel mondo del possibile tutti gli scarti di te, le persone che ti sei vergognato di essere.
di Riccardo Mauri
Erano state bianche fin dall’inizio, fin dacché avessi memoria. Un biancore incorruttibile: guai a lasciarvi traccia alcuna, sarebbe stata colpa imperdonabile, marchio via via sempre più bruciante di infamia. Bianche erano e bianche dovevano rimanere, per saecula saeculorum.
Qùante volte vi hanno detto: “Io le camicie le faccio sù misùra, risparmio pùre!”. Ecco, non è possibile. Non è vero.
Quando da piccolo mangiando pane e nutella guardavo Gigi la Trottola, io non capivo.
Proprio non capivo perchè Gigi Sullivan, il profeta della pallacanestro nipponica, si esaltasse tanto per le mutandine delle ragazze. Va bene, i giapponesi sono pruriginosi all’impossibile: i vecchi pagano oro le mutandine usate dalle liceali e la manomorta ha un suo ministero.
Pero’, continuavo a non capire. A 8 anni io gia’ non ne potevo piu’ di spazzoline, fighe rasate, capezzoli turgidi e membri sproporzionati… erano uvunque ed accessibili a chiunque.
Per qualche mese, in eta’ prepubescente, forse ne ho anche goduto.
Mentre io, ancora in fasce, avevo l’imbarazzo della scelta tra cumshots, anal, old bitches e interracial, Gigi, alla maniera tipica dei manga, se ne andava a gambe all’aria con le bolle al naso per una mutandina bianca.
Poi a 18 anni ho capito.
Non e’ nel lusso di un tanga leopardato, nel fascino di una guepiere o nel gusto un po’ demode’ di una culotte.
La sessualita’ di ognuno di noi e’ ancorata a quei pomeriggi afosi alle elementari, quando si faceva a pugni per scorgere un capezzolo quando la prof di francese si chinava o quando si fingeva di raccogliere un temperino per scorgere il triangolino bianco della compagna figa.
Gli anni dopo quelli non sono che uno scevro rincorrere e tentare di rivivere quelle puerili emozioni. Immagini e pose sempre piu estreme, alla ricerca di un batticuore andato per sempre. Sforzandosi di rendere le proprie fantasie quanto piu’ scabrose possibili, per elevare la sessualita’ a un qualcosa di nuovo.
Finche’ saremo schiavi delle nostre menti non ci sara’ mai cosa piu’ divina della bianca mutandina.
di David Abravanel